ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARACADUTISTI D'ITALIA

Sezione di Brescia

La battaglia di

El Alamein

A questa fase cruciale della battaglia di Alam Halfa è legato il mancato arrivo della benzina. I bombardieri e gli aerosiluranti inglesi decollati da Malta avevano affondato o gravemente danneggiato le petroliere Sanandrea, Pozarica, Picci Fassio e Abruzzi, tutte dotate di scorta insufficiente aerea e marina. Nonostante la scarsezza di carburante, i Panzer attaccarono la cresta di Alam Halfa, presidiata nel settore centro-orientale dalla 44 a Divisione di fanteria britannica e dalla 10 a divisione corazzata britannica nel settore. Nel frattempo, si levò una tempesta di sabbia, che impedì agli apparecchi della Raf di decollare. Approfittando di questa insperata circostanza, i carri tedeschi attaccarono immediatamente a sud della cresta, affrontati dai 92 carri Grant (inferiori come armamento ai Panzer tedeschi) della 22 a Brigata corazzata inglese, che doveva rallentare l’offensiva tedesca. Gli attaccanti dovevano essere bombardati dall'artiglieria e soprattutto dai numerosi pezzi controcarro da 57 mm. Ma l’affondo tedesco non riuscì e, a sera, i carri della 15 a e 21 a ripiegarono verso sud.

Montgomery, in quelle ore, non sbilanciò il proprio schieramento, ma tolse soltanto una brigata sudafricana dalla posizione principale del fronte e la trasferì sul costone di Ruweisat, mentre un'altra brigata affluiva dal Delta per rinforzare il dispositivo difensivo britannico. Il 1° settembre, la 15 a divisione corazzata fu lanciata contro l'altura di Alam Halfa e, dopo una durissima lotta, giunse quasi fino alla fatale quota 132. la battaglia era nella fase risolutiva. Infatti se i carri tedeschi fossero riusciti a superare lo sbarramento inglese posto a quota 132, avrebbero potuto avanzare verso il mare. L'8° reggimento corazzato tedesco è già riuscito a penetrare nelle linee avversarie e, nel pomeriggio del 1° settembre, giunge con alcuni reparti avanzati a circa 8 chilometri dalla costa, dietro il fronte principale di El Alamein. Ma, a sinistra, il 5° reggimento corazzato è rimasto impigliato e non riesce a superare le posizioni difensive britanniche: intanto, durante la giornata la RAF colpisce duramente i carri e la fanteria motorizzata.

Nel solo Stato Maggiore dell’Afrika Korps morirono ben sette ufficiali. Il rifornimento di munizioni e carburante diventò estremamente difficile. La sera stessa, Rommel decise di sospendere l'offensiva e di indietreggiare in modo ordinato verso la base di partenza. Dopo tre giorni di combattimenti e poi la "corsa dei sei giorni" si concluse. Si è sempre sostenuto che quest’ultima offensiva fallì a causa della mancanza di carburante. Ma ciò è vero solo in parte. Il carburante era scarso, ma, anche durante il ripiegamento, nessun automezzo restò sul terreno immobilizzato per mancanza di benzina. Italiani e tedeschi erano riusciti a razionalizzare il poco carburante rimasto.

Invece risultò importante la profondità dei campi minati inglesi al momento dell'assalto iniziale. In secondo luogo, Montgomery si attenne al criterio di una rigida difesa del crinale di Alam Halfa. Il 7 settembre, gli ultimi spari si spensero nel settore meridionale del fronte, lasciando gli italo-tedeschi in possesso della posizione di Himeimat, coi suoi 217 metri di altezza. Ciò preoccupava molto i comandanti inglesi perché da quell’altura preziosa gli italiani e i tedeschi potevano osservare tutto quanto avveniva a sud di El Alamein.

Il 23 settembre, Rommel, stanco e provato dagli ultimi combattimenti, lasciò il comando dell'Armata, per un periodo di cure e di riposo in Germania. Lo sostituì il Generale Georg Stumme, che vantava una esperienza sul fronte russo.

Intanto gli inglesi avevano tentato tra il 13 e il 14 settembre un colpo di mano in grande stile contro Tobruk, con un attacco congiunto dall'entroterra, con i reparti del Long Range Desert Group, e dal mare, con i reparti dei Royal Marines, appoggiati da una squadra navale. L'attacco si risolse in uno disastro. I fanti, gli artiglieri e i marò del battaglione "San Marco", i carabinieri e le batterie di Marina reagirono energicamente, appoggiati dalla Regia Aeronautica italiana e dalla Luftwaffe. Gli inglesi persero oltre cinquecento uomini dei reparti speciali: furono affondati anche l'incrociatore contraerei Coventry, i cacciatorpediniere Sikh e Zulu e alcune motosiluranti. Pochi giorni dopo, come un sinistro presagio, cadde nel cielo di El Alamein l'asso dell'avizione tedesca, il giovane Capitano Joachim Marseille, l'"astro dell'Africa", con le sue 158 vittorie omologate.

L'Aeronautica italiana e la Luftwaffe, erano sempre duramente impegnate, non soltanto in Africa. In considerazione della crescente, rinnovata minaccia rappresentata da Malta, venne decisa una nuova offensiva aerea contro l'isola, che iniziò il 10 ottobre. Questa offensiva venne sospesa dopo pochi giorni, a causa delle severe perdite lamentate dai reparti aerei italo-tedeschi. Anche a Malta, l'iniziativa era ormai saldamente nelle mani degli inglesi, che l’avevano munita di contraeree e di una nutrita schiera di caccia Spitfire, modello II e III, e Hurricane che consentivano di rispondere alle offensive aeree dell’Asse. Tali apparecchi erano decisamente superiori alla “caccia” italiana, che, nonostante l’arrivo di nuovi aerei Macchi 202 e Reggiane 2001, presentava ancora aerei obsoleti. In alcuni reparti erano presenti addirittura i biplani Fiat Cr 42, mentre in altri dominavano gli inutili Fiat G50 (costruiti senza il tettuccio con il vetro antiproiettile), Macchi 200 e Reggiane 2000, tuti dotati di appena due mitragliatrici da 12,7 mm, contro le 4 mitragliatrici da 12,7 mm e i cannoncini da 20 mm degli Spitfire. Solo mitico bombardiere e aerosilurante Savoia Marchetti SM 79 “Sparviero” dava ottima prova contro i convogli inglesi nel mediterraneo e nei bombardamenti su Malta. Ma nel 1942 cominciava ad essere superato, a causa dei suoi tre motori Piaggio da 1250 Cv, che gli consentivano di raggiungere solo i 435 km/h, velocità inadeguata per sfuggire agi oltre 500 km/h dei caccia inglesi.

 

 

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