ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARACADUTISTI D'ITALIA

Sezione di Brescia

La battaglia di

El Alamein

Il panico regnava sovrano nel campo inglese. Tuttavia il comandante dell’Ottava armata inglese, il generale Claude Auchinleck, pur consapevole della gravità della situazione era più che mai deciso a resistere. Al di la dello shock subito dalle sue truppe, dopo cinque settimane di ininterrotte sconfitte, le unità disponibili per la difesa di Alessandria e del Delta erano comunque abili e arruolabili per la difesa a oltranza. La 50a Divisione britannica e la 1a Divisione sudafricana, dopo oltre mille chilometri di ritirata, da Ain el Gazala a El Alamein, avevano salvato il nerbo dei loro battaglioni. Quasi al completo era la 2a divisione neozelandese, riordinata in fretta e furia nei campi di addestramento in Siria, comandata dal generale Cyril Freyberg, un veterano della battaglia di Creta e di precedenti battaglie nel deserto, rimasto seriamente ferito durante gli scontri per la difesa di Marsa Matruth, la seconda “porta” per la conquista di Alessandria, posta sulla litoranea per la Libia. A disposizione di Auchinleck c’erano oltre alla 18a Brigata indiana, giunta dall'Iraq, anche la 4a Brigata indiana. Entrambe furono poste nello scacchiere di El Alamein: la prima a difesa della posizione di Deir el Shein, la seconda di Abu Weiss, nell'interno, ai margini della depressione di El Qattara, invalicabile sia per la fanteria appiedata, sia per i mezzi cingolati e su ruote. Quanto ai mezzi corazzati e blindati, Auchinleck disponeva ancora di 150 carri della 1a divisione corazzata e aveva creato una Brigata, la 4a corazzata leggera, formata interamente da autoblindo. Il comandante inglese disponeva quindi di una forza combattente ancora in grado di poter sostenere l’urto con le divisioni dell’Asse. In più, disponeva anche dell’appoggio tattico aereo della RAF, con i suoi apparecchi molto moderni ed efficienti.

Contro questo schieramento, l'armata italo-tedesca poteva opporre di una forza che diventava sempre più esigua e flebile, a mano a mano che procedeva verso l’interno del deserto egiziano, anche a causa della difficoltà di creare una consistente ed efficace linea di rifornimento. Le truppe dell’Asse disponevano di una forza corazzata molto ridotta, formata da 35 carri tedeschi e poche decine di carri medi e leggeri delle Divisioni "Ariete", "Littorio" e "Trieste". In considerazione di ciò e della altrettanto scarna consistenza delle unità di fanteria, l'investimento della intera posizione di El Alamein, da nord a sud, non era possibile. E questo senza considerare che lo stesso Rommel comprese soltanto nei giorni successivi che il settore vulnerabile del fronte era quello meridionale. La “Volpe del deserto” fu accusata di aver condotto la sua “galoppata” in Egitto, contando sul fattore entusiasmo delle truppe italiane e tedesche, senza badare alla scarsezza di mezzi in cui si sarebbe ritrovato. Nel campo inglese, Auchinleck cercò di risollevare il morale delle proprie truppe, duramente provato dopo la disfatta che li aveva ricacciati sino alle porte di Alessandria. «C’è un solo ordine: attaccare e inseguire», dirà il generale inglese per rincuorare i propri soldati e per dargli lo slancio necessario a contrattaccare.

Nel pomeriggio del 30 giugno, aveva inizio la prima battaglia di El Alamein. La 90a Divisione leggera tedesca (o meglio, ciò che rimaneva, pari a meno di un sesto dell'organico) urtò contro le difese inglesi. Auchinleck aveva previsto un attacco sul centro-destra del suo schieramento e le brigate erano state disposte sul terreno in conseguenza.

Il generale britannico aveva visto giusto. Il 1° luglio, l’Afrika Korps tentò di forzare la posizione di El Alamein, con una celere progressione; ma venne investito dal fuoco concentrico dell'artiglieria britannica, mentre la Raf interveniva con attacchi a volo radente. L'inizio del processo di disgregazione dei piani di Rommel e con essi della prospettiva di una marcia vittoriosa su Alessandria avvenne a Deir el Shei, tra El Alamein e Bab el Qattara, a ovest dell'altura di Ruweisat. La 18a Brigata indiana oppose per tutto il giorno una tenace resistenza e quando, alla fine, fu sopraffatta, aveva distrutto 18 dei 55 carri coi quali i tedeschi erano entrati in combattimento

 

 

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