ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARACADUTISTI D'ITALIA

Sezione di Brescia

La battaglia di

El Alamein

Prima della descrizione dei tre scontri, bisogna premettere un errore strategico che si rivelerà fatale per le sorti delle armi italo-tedesche in Africa Settentrionale. Ciò è costituito dalla mancata conquista di Malta, la spina nel fianco dei convogli italiani che partivano da Napoli e dalla Sicilia diretti in Libia. Lo stato maggiore italiano aveva elaborato fino dai primi giorni del conflitto l’opzione C3, poi trasformata in operazione Hercules, che prevedeva l’invasione dell’isola posta tra Tripoli e la Sicilia. A questo scopo erano state predestinati l’utilizzo della divisione paracadutisti Folgore, ben armata ed equipaggiata, insieme ai marò del battaglione San Marco: ma il comando tedesco ritenne che era sufficiente tenere sotto bombardamento Malta per renderla inoffensiva. Primo fautore di questa strategia perdente era Adolf Hitler: gli italiani cercarono di fargli cambiare idea, ma ogni tentativo fu vano. La Folgore fu spedita in Libia e utilizzata come truppa di fanteria nel deserto. Per togliere ogni dubbio sul suo impiego, i paracadute furono ammassati nei magazzini di Derna e lì restarono a far compagnia ai topi sino alla disfatta di El Alamein. Nonostante questo grave errore strategico, i paracadutisti italiani dimostrarono al nemico tutto il loro valore, riuscendo a respingere le truppe corazzate inglesi costringendoli alla ritirata più volte e cedendo solo per essere giunti allo stremo delle forze.

Ad El Alamein svanì il sogno del Duce del fascismo, Benito Mussolini, di entrare ad Alessandria «con in pugno la spada dell’Islam». Ma soprattutto andò in frantumi l’obiettivo dell’Asse di occupare l’Egitto, per poi dirigersi verso i pozzi petroliferi dell’Iraq e occupare di seguito il Caucaso russo, zona anch’essa ricca di greggio. Le truppe italo-tedesche avrebbero attaccato l’impero di Stalin e inferto un duro colpo, ricongiungendosi con le proprie armate presenti a nord, nel cuore dell’allora Unione sovietica.

La prima battaglia (1-31 luglio 1942)

Dal giugno del 1940 fino al luglio del 1942 il fronte dell’Africa Settentrionale era stato caratterizzato da una serie di rovesci improvvisi, che aveva portato le truppe italo-tedesche fino a Sidi El Barrani località posta appena al di là del confine tra la Libia, colonia italiana, e l’Egitto alleato dagli inglesi e da questi presidiato militarmente. Questi ultimi a loro volta si erano spinti nell’interno della Cirenaica, fino a raggiungere Marsa Brega tra il 1940 e il 1941. Mai la linea del fuoco aveva superato fino ad allora Sidi El Barrani. Dopo la riconquista della piazzaforte di Tobruk (in territorio libico) aveva preso vigore la spinta offensiva dell’Afrika Korps del maresciallo Erwin Rommel e delle divisioni italiane. Una dopo l'altra erano cadute le località egiziane di Marsa Matruth, Maaten Bagush, Fuka, El Daba, Sidi Abd el Rahman: sulla strada per Alessandria (distante poco più di cento chilometri) restavano, in fila l’una dietro l’altra, soltanto le località di El Alamein, El Hamman, Buyrg el Arab. In previsione della disfatta dell’esercito inglese, nel porto di Alessandria, le navi della Mediterranean Fleet stavano per salpare, mentre una squadra navale francese - internata nel porto egiziano dal 1940 - si preparava all'autoaffondamento. In un mercoledì di inizio luglio, dall’ambasciata inglese nella capitale egiziane, Il Cairo, si levavano alte colonne di fumo. La giornata fu ribattezzata dagli stessi inglesi “il mercoledì delle ceneri” a causa dell’enorme mole di documenti riservati incendiati dagli addetti, in previsione dell’occupazione delle truppe dell’Asse. Molti clienti, militari e civili, del celebre hotel della capitale egizia, lo Shepheard, cominciarono una ritirata strategica verso l’hotel King David di Gerusalemme.

 

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