02 maggio 2010
Dedicata ai giovani
paracadutisti
Sono pochi i commilitoni della
nostra Sezione che conoscono la
breve ed intensa storia dei
paracadutisti bresciani, a
partire dal nostro precursore,
il calzolaio bresciano che
intendeva lanciarsi con un
paracadute dalla torre del Pegol
( Palazzo del Broletto ).
Riteniamo un nostro dovere
scrivere questa schematica nota
riferita al paracadutismo ed in
particolare a quello bresciano
con una sola aspirazione:
favorire, come recita l’articolo
2 dello Statuto della nostra
Associazione:
l’amore e la fedeltà alla Patria
ela glorificazione dei
Paracadutisti caduti
nell’adempimento del loro
dovere, in guerra ed in Pace,
perpetuandone la memoria
DAL 1893 PARACADUTISTI A
BRESCIA
Cenni storici
Il paracadute, che secondo
alcune fonti sarebbe già stato
noto in Cina sin dal secolo XV,
venne poi studiato da Leonardo
da Vinci che nel 1514 ne disegnò
un esemplare.

Allo studio ed alla
sperimentazione si dedicò poi
nel 1595 F. Venalzio da Sebenico,
mentre il primo lancio venne
compiuto nel 1738
dall’Osservatorio di
Montepellier dal francese
Leonormand seguito poi da altri.
Una delle prime e singolari
imprese paracadutistiche
bresciane viene segnalata dai
giornali cittadini nell’ottobre
1893, quando il calzolaio
Gerolamo Baronio presenta alla
stampa il paracadute da lui
costruito con tela e stecche da
quattro metri, con il quale
pensava di paracadutarsi dalla
torre del Pegol….
Il primo lancio da un aereo in
volo era già stato compiuto nel
1912 dal capitano Berry presso
Saint Louis.
Il bresciano M. Ferri
nell’agosto 1926 si fece
conoscere per i suoi esperimenti
nel campo di aviazione di
Centocelle davanti a commissioni
militari europee, russe,
americane, cinesi e giapponesi.
Nel 1938 alcuni bresciani
entrarono a far parte delle
Forze Armate Italiane a
Castel-Benito in Libia. Era un
battaglione formato da
paracadutisti libici guidati da
ufficiali italiani. Furono
chiamati “Fanti dell’Aria”.
Il 15 ottobre 1939 presso
l’aeroporto di Tarquinia nasce
la scuola di paracadutismo dove
i primi reparti paracadutisti
sono addestrati alle nuove forme
di combattimento.
Inquadrati poi nella divisione
“Folgore “ effettuano nel 1941
il primo lancio di guerra
sull’isola di Cefalonia.
Luglio – novembre 1942: in
Africa Settentrionale si
distinsero nella Battaglia di El
Alamein.

Dopo il sanguinoso cammino
segnato dalle fulgide tappe di
Al Qattara, Halam Alfa , El
Alamein i pochi superstiti
combattono in territorio
tunisino.
Nella battaglia di Tahruna
(Tunisia) la “Folgore” cessa di
esistere.
Dopo l’otto settembre, la grande
maggioranza dei paracadutisti
superstiti di El Alamein e
della divisione Nembo combattono
nella guerra di liberazione
inquadrati nel C.I.L (Corpo
Italiano di Liberazione).
Il nome glorioso dei combattenti
di El Alamein ritorna durante la
guerra di Liberazione dove la
tradizione di valore dei
paracadutisti viene rinnovato
nel “Gruppo di Combattimento
Folgore “.
Il 22 aprile 1945 a Poggio Rusco
(MN) il bresciano Sottotenente
Franco Bagna, nel corso dell’
“Operazione Herring”, che
consisteva nel lancio di guerra
alle spalle del nemico di 226
paracadutisti italiani, è
decorato con la Medaglia d’Oro
al Valor Militare alla Memoria.
Il nostro valoroso cittadino è
ricordato nel labaro della
Sezione di Brescia che è
intitolata a lui .
Nel 1947 si ha la costituzione
del Centro Militare di
Paracadutismo.
Il 15 giugno 1952 l’Associazione
paracadutisti del Vittoriale
degli italiani a Gardone Riviera
organizza una gara di
paracadutismo sul Lago di Garda.
Nel 1957 il paracadutismo
sportivo si sviluppa nel dopo
guerra, con il primo lancio su
Mantova con partenza da Ghedi.
Gennaio 1963 - Nel paracadutismo
italiano ha grande rilievo la
figura del Generale bresciano di
Corpo d’Armata Aldo Magri, che
fu il primo comandante della
ricostituita “Brigata
Paracadutisti Folgore”.Magri
effettuò il suo primo lancio a
52 anni; fu Presidente onorario
dell’Associazione Nazionale
Paracadutisti della Sezione
formata da reduci della
Folgore/Nembo, che ebbe sede a
Brescia a San Polo (via Vittorio
Arici, 70). Presidente era il
Cav. Aldo Sorsoli e Vice
Presidente il Cav. Luigi
Mariotto.
La Brigata Paracadutisti il 10
giugno 1967 riassume il glorioso
nome della “Folgore”.
Brescia negli anni settanta
risulta la città che manda più
allievi alla Scuola di Pisa e
alimenta gli organici della
Brigata Folgore di stanza a
Livorno.
Serle ospita il primo Raduno
Nazionale dei paracadutisti in
congedo e dedica un monumento ai
paracadutisti.
All’inizio del 1968 un gruppo di
appassionati paracadutisti:
Cirimbelli, Faustini, Galli,
Mussinelli, Rubagotti e Begni
decide di dar vita al Nucleo
dell’Associazione Nazionale
Paracadutisti d’Italia di
Chiari, che viene intitolata a
Gian Marco Morina, artigliere
paracadutista della Divisione
Folgore caduto ad El Alamein nel
1942. Il Nucleo trova una prima
sede in via Varisco, si
trasferisce in seguito in via
Cortezzano, per porre poi il suo
recapito in via Zeveto.
Si forma a Montichiari un
centro di paracadutisti
frequentato da 50 – 60 allievi,
che dispone di tre aerei e per
qualche mese diffonde la moda
dei lanci nei vari centri della
provincia.
Nell’ottobre 1975, a seguito
della ristrutturazione
dell’Esercito, disciolto il 1°
Reggimento Paracadutisti, tutti
i Battaglioni passano
direttamente al Comando di
Brigata, riassumendo numerazione
e nominativi che si allacciano
alle più belle tradizioni:
Tuscania, Tarquinia, Col Moschin,
185° Gruppo Artiglieria Viterbo.
Con l’abolizione del Servizio di
leva e l’adozione di nuove armi
e mezzi questo ordinamento è
cambiato. La Brigata, però,
conserva il suo “peso” organico
e non cambia lo spirito dei
Paracadutisti.
Il 10 giugno 1984 viene aperta
in via San Faustino una nuova
sede dell’Associazione
Paracadutisti d’Italia con una
lapide dedicata ai caduti di
guerra.
Nel settembre 1989 un monumento
al paracadutista è inaugurato
ad Iseo per ricordare i
vent’anni dalla fondazione del
nucleo paracadutisti iseani, di
cui fu promotore Giuseppe
Bazzana.
In declino negli anni ’90,
riprende vigore a partire dal
1998 con le concrete iniziative
di un gruppo di paracadutisti:
Mauro Scaratti, Tino Feola,
Mario Regazzi. Presidente è
Ruggero Salvo.
.jpg)
Gennaio 2008 – L’Assemblea
annuale della Sezione, preso
atto delle dimissioni del
Presidente Ruggero Salvo, dopo
circa 10 anni di generoso
impegno, elegge all’unanimità, a
scrutinio segreto, Presidente
della Sezione A.N.P. d’Italia,
Tino Feola e riconferma in toto
il Consiglio uscente.
Gino &
WbMsT