Doverosa un premessa. In questa pagina verranno
raccolte foto, testimonianze e documenti che i nostri reduci
COMPAGNONI e TAGLIETTI da Brescia, vecchie glorie dei
tremendi conflitti mondiali, indossando le meritate vesta di
PARACADUTISTI della FOLGORE, hanno tragicamente vissuto e di
cui possono darci fedele e preziosa testimonianza. Verrà altresì pubblicata
qualsiasi notizia, parere o fotografia riguardante
l'attualità dei nostri Leoni.
Purtroppo il
nostro amato Taglietti è deceduto nel 2011, ma abbiamo
riscoperto che un'altro leone è fra le nostre fila......
Par. LIFONTI Aldo classe 1918,...... socio ordinario dal
1986 e che non nascondo il desiderio di intervistare
personalmente......a breve le NEWS !!!
Folgore!
6 novembre
2011
IL LEONE DELLA FOLGORE GINO
COMPAGNONI
ANCHE
NEL 2011
TORNA
AD EL ALAMEIN
ULTIMO LANCIO
Nella notte tra il 10 e l’11
ottobre si è spento, dopo una
malattia durata alcuni mesi,
Beppe Taglietti, una delle
figure più rappresentative e
amate della nostra Sezione. I
funerali si svolgeranno giovedì
13 alle ore 15.30 nella chiesa
di Cristo Re, in borgo Trento a
Brescia. Il labaro della
Sezione, da Lui tante volte
portato in questi anni, è
presente nella Sua camera
ardente.
Riportiamo il doloroso annuncio
fatto pubblicare dalla nostra
Sezione sul Giornale di Brescia.
Il Presidente e tutti gli
iscritti della Sezione di
Brescia dell’Associazione
Nazionale Paracadutisti d’Italia
annunciano con profonda
tristezza la scomparsa di
Secondo Beppe Taglietti
Paracadutista della Divisione
Nembo
inquadrato nel Corpo Italiano di
Liberazione, combattente ferito
a Filottrano nel 1944, esempio
negli anni per tutti i
paracadutisti bresciani di
fierezza, bontà e attaccamento
alle nostre tradizioni.
I paracadutisti sperano che dal
Cielo, cui guardava sereno per
la Sua fede cristiana, possa
ancora udire il loro grido
Folgore! Nembo!
Daniele Nizzola e
WEBMASTER
29 marzo 2010
20-23 Aprile 1945
– 20-23 APRILE 2010 -
65°Anniversario Operazione
HERRING
di Gino Compagnoni & webmaster
Della Divisione paracadutisti
“NEMBO” costituitasi nel 1943,
in Sardegna per difendere
l’Isola da possibili attacchi
Alleati e, del contributo dato
dai paracadutisti alla Guerra di
Liberazione, pochi conoscono le
vicende e gli episodi del suo
divenire. Si ritiene quindi, in
occasione del 65 Anniversario
dell’Operazione Herring,quanto mai opportuno e
giustoricordare,
con questa breve nota, una
pagina luminosa della nostra
Storia.
Nel maggio 1944 la “Nembo”,
trasferita a Napoli, raccoglie
in un solo Reggimento i resti di
sei Battaglioni paracadutisti
superstiti della Battaglia di El
Alamein decimati e senza
rimpiazzi dal 1942, e assume nei
suoi ranghi con alcuni volontari
Partigiani: i marinai del “San
Marco”.
E’ così costituito il “Gruppo
di Combattimento Folgore”
che combatte valorosamente al
fianco degli Alleati contro le
truppe germaniche
Richiamare alla memoria
l’episodio del 20/23 aprile
1945, la partecipazione
troppo spesso dimenticata delle
nostre Forze Armate e il loro
consistente contributo alla
Guerra di Liberazione è, non
solo legittimo, ma doveroso.
Fu una operazione di sabotaggio
delle Forze Alleate e
Cobelligeranti nell’Italia
settentrionale allora nel
territorio della Repubblica
Sociale Italiana.
Ed è di questo rilevante
episodio, alla vigilia del 65°
Anniversario della “Operazione
Herring” che, con questa
sintetica nota, vogliamo
ricordare un’azione rapidissima
di grande coraggio, affrontata
da 226 ragazzi della
Folgore/Nembo che si lanciarono
con il paracadute in un lancio
di guerra, dietro le linee
nemiche, senza conoscere le
difficoltà dell’atterraggio, del
ritrovarsi a terra,
dell‘individuare l’obiettivo,
dell’assaltare, del difendersi
in luogo sconosciuto nel buio di
una notte, consapevoli di
essere facile bersaglio del
nemico.
L’avvenimento
All’inizio del 1945 le truppe
Alleate erano bloccate sulla
“linea gotica”. Dopo numerosi ed
inutili tentativi di
sfondamento, a fine marzo, il
Generale Richard Mc Creery,
comandante dell’VIIIa Armata,
che fin da El Alamein ben
conosceva la combattività dei
paracadutisti italiani, chiese
al “Gruppo di Combattimento
Folgore” duecento paracadutisti
volontari per una importante
Missione da effettuarsi alle
spalle delle linee nemiche.
Furono scelti 226 fra
ufficiali, sottufficiali e
truppa, che furono armati ed
addestrati all’aeroporto di
Gioia del Colle dall’Esercito
inglese al lancio con il
paracadute.
il compito assegnato
“””… alle 26 pattuglie consisteva nel: creare il panico fra i
nemici in ritirata, rompere i
loro schieramenti con azioni di
disturbo e sabotaggio.
La sera del 20 aprile dall’aeroporto di Rossignano Solvay ( Livorno), 14
C-47 decollarono verso la valle
Padana andando incontro ad un
imprevedibile destino. Appena
superata la “ linea gotica “
furono bersaglio di in rabbioso
impenetrabile sbarramento, i
paracadutisti … vennero lanciati
in velocità da una quota di
cento venti metri; alcuni
dei partecipanti atterrarono
esanimi perché colpiti in
volo... Ogni paracadutista -
oltre alle armi individuali:
mitra mab.1 da quaranta colpi,
pugnale e bombe a mano - era
dotato di un contenitore con 40
Kg. di esplosivi e munizioni.
Non erano previste le
vettovaglie poiché era scontato
l’aiuto della popolazione. “””
Nella foto, una delle pattuglie
in volo verso l’obiettivo.
I
RISULTATI dell’
AZIONE:
44 automezzi distrutti, 7 strade
di grande comunicazione
distrutte, 3 ponti salvati dalla
distruzione, un deposito di
munizioni distrutto, 77 linee
telefoniche distrutte. Caduti:
31, feriti 26.
Considerato che essi operarono
nelle notti del 20/21/22/23 e in
zone diverse da quelle
programmate a causa delle enormi
difficoltà incontrate, si può
affermare che i risultati furono
molto positivi e contribuirono
ad accelerare la fine delle
ostilità sul suolo italiano.
Gino &
WbMsT
06 marzo 2010
Centocinquant’anni dall’unita’
d’ITALIA
Il TRICOLORE
(il verde delle nostre pianure,
il bianco delle nostre cime, il
sangue dei caduti)
L’origine della Bandiera
Tricolore risale alla fine del
settecento quando gli ideali ed
i simboli della Rivoluzione
Francese si diramarono anche in
Italia. Sono state fatte diverse
ipotesi, ma la più attendibile è
quella del maggio 1796, che
coincide con l’arrivo delle
truppe Francesi in Lombardia.
I reparti italiani, costituiti
per affiancare l’esercito di
Napoleone Bonaparte,
presentavano il loro vessillo
con i colori bianco, rosso e
verde (verde all’asta) dove
compariva l’antichissimo stemma
comunale di Milano.
La consacrazione politica e
nazionale del tricolore avvenne
l’anno dopo a Reggio Emilia
nella sede del Parlamento della
Repubblica Cispadana che, su
proposta di un deputato, il 7
gennaio 1797 decretò:
“ che si renda universale lo
Stendardo o Bandiera Cispadana
di tre colori Verde, Bianco e
Rosso e che questi tre colori si
usino anche nella Coccarda
Cispadana. La quale debba essere
portata da tutti.”
La Bandiera era costituita da
tre fasce orizzontali; al centro
di quella bianca lo stemma della
Repubblica Cispadana, composto
da un faretra contenente quattro
frecce che identificavano le
province di Reggio Emilia,
Modena, Bologna e Ferrara con
la cui unione era stata
proclamato la Repubblica.)
Dalla fusione della Repubblica
Cispadana con la Lombardia
derivò sempre nel 1797 la
Repubblica Cisalpina, la quale
adottò il tricolore a bande
verticali
L’EPOCA NAPOLEONICA
La Campagna di Napoleone in
Italia ( 1076 – 1799 ) sgretolò
l’antico sistema di Stati in cui
era divisa la penisola.
Nel giugno 1800 Napoleone con la
vittoriosa Battaglia di Marengo
decise le sorti italiane ed a
Lione il 26 gennaio 1882
proclamò la Repubblica Italiana
della quale diventò il
Presidente. La bandiera subì una
radicale trasformazione.
Restarono i colori bianco rosso
e verde, disposti in un quadrato
rosso nel quale fu inserito un
secondo quadrato bianco che
circoscriveva a sua volta un
quadrato verde.
Nel 1805 Napoleone diede vita
allo Stato Italico e modificò
ulteriormente il precedente
vessillo che riprese a forma
quadrangolare. Mantenendo
inalterati i tre colori con al
centro lo stemma napoleonico.
La prima città ad inalberarlo fu
Venezia, seguita, nell’ordine,
da: Brescia, Padova. Bergamo,
Vicenza e Verona.
Durante il dominio di Napoleone
Bonaparte, dopo l’annessione
delle città dell’Emilia Romagna,
(Bologna, Ferrara, Modena,
Reggio Emilia, Massa Carrara e
la Zona della Garfagnana) rese
libere e indipendenti dagli
antichi Governi furono unificate
da Napoleone Bonaparte nella
Repubblica Cisalpina.
Nei successivi tre decenni
l’Italia - ancora divisa in
sette Stati – la bandiera fu il
simbolo che unì e ispirò a
Goffredo Mameli, nel suo canto
agli italiani“ … raccolgaci in
unica Bandiera una speme … “
Da allora, le Bandiere degli
Stati italiani furono investite
da una ventata tricolore.La
Bandiera Pontificia si fregiò
nel marzo 1948 di una fascia
tricolore, la Repubblica Romana
adottò il tricolore senza alcun
stemma, Venezia adottò il
Tricolore con il Leone di San
Marco in alto sulla banda verde,
il Gran duca di Toscana consentì
che suo stemma fosse inserito
nel tricolore, il Regno delle
due Sicilie riportò al centro
del telo bianco la figura di
Trinacria, il Regno di Napoli
adottò la Bandiera Reale
circondata da colori italiani,
su quella delle due Sicilie, al
centro del Tricolore fu posto lo
Stemma reale.
A Milano. Il 23 marzo 1848 - la
cacciata degli austriaci - venne
annunciata con un manifesto che
terminava con queste parole: “””
Abbracciate questa Bandiera
tricolore che, pel valore
vostro, sventola nel Paese, e
giurate di non lascatevela
strappare mai .”””
1848 – Carlo Alberto promulgando
lo statuto adottò il vessillo
tricolore con il proclama
rivolto ai Popoli della
Lombardia e del Veneto in cui
era scritto: “””” … per meglio
dimostrare il sentimento
dell’unione italiana, le truppe
piemontesi entreranno in
Lombardia e nel Veneto portando
lo scudo dei Savoia sovrapposto
alla Bandiera Tricolore … “””
L’Assemblea Costituente nella
seduta del 24 marzo 1947 approvò
l’art. 12 della Carta
Costituzionale che recita:
“”” La Bandiera italiana è il
tricolore italiano: verde,
bianco e rosso a tre bande
verticali di uguali dimensioni.
Con la nascita della Repubblica
il 1° gennaio 1948 e l’entrata
in vigore della Costituzione.
scomparve dal Tricolore lo
stemma sabaudo e fu confermata
Bandiera della Repubblica
italiana.
150
ANNI DOPO,
l’Italia, lasciandosi alle
spalle secoli di povertà,
violenza e degrado - superando
contraddizioni e difficoltà - ha
raggiunto uno sviluppo che ci ha
portato ai primi posti
nell’economia mondiale e,
nonostante la sconfitta, un
membro fondatore della Comunità
europea. Un’Italia - una
e indivisibile - come l’hanno
voluta i nostri padri
costituenti - deve superare i
pericoli che insidiano l’unità
del nostro Paese.
Oggi come ieri, non c’è
alternativa al crescere insieme.
VIVA L’ITALIA
Gino Compagnoni (Folgore )
Taglietti Secondo (Nembo)
L’INNO di MAMELI
Sono migliaia i paracadutisti
che con consapevole entusiasmo
e spirito di Corpo da
sessantotto anni urlano, PARA’
– FOLGORE ! ma, pochi conoscono
i particolari dell’impresa
eroica che ha lasciato un segno
tanto positivo nella Storia del
nostro Paese e, tanto meno sono
informati del significato
patriottico che il testo
dell’Inno di Mameli esprime.
Riteniamo, pertanto di fare cosa
utile nel ricordare che il 12
ottobre 1946 l’Inno di Mameli
diventò l’Inno nazionale della
Repubblica Italiana e, che Il
“canto degli Italiani” nacque
nel clima di fervore patriottico
che preludeva la guerra contro
l’Austria. La cultura classica
del ventenne autore del testo,
Goffredo Mameli ( era l’anno
1847 ) con l’inno si richiama
alla Storia d’Italia e, a
partire dall’Impero romano,
ripercorre sette secoli di lotta
contro il dominio straniero.
L’Elmo di Scipio
che cinge la testa dell’Italia è
di Scipione l’Africano; La
Vittoria si offre alla
nuova Italia e a Roma.
Un’unica
Bandiera una speme
(speranza) per i Comuni d’Italia
ancora divisa in sette Stati,
La
battaglia di Legnano del
1176 e la sconfitta del
Barbarossa; l’estrema difesa
della Repubblica di Firenze di
cui fu simbolo il Capitano
Francesco Ferrucci, Ferruccio,
1530; la figura del
Balilla, simbolo della
rivolta popolare a Genova, nel
1746 ed infine
i
Vespri siciliani che
ricordano l’insurrezione di
Palermo contro i francesi ,
chiamati a raccolta dal
suon di ogni squilla (
tutte le campane).
Siamo deboli (giunchi)
ma vinciamo
le spade vendute
dell’Austria, sono le truppe
mercenarie che insieme con la
Russia
( il cosacco) avevano
smembrato la Polonia. Il sangue
di due Popoli oppressi (italiano
e Polacco) si fa veleno che
dilania il cuore
dell’aquila d’Austria.
WbMsT
intervista a Gino "Il giorno" del 30.01.2010
28 gennaio 2010
Almeno
una volta nella vita il
paracadutista
deve
andare ad El Alamein
Il 23 gennaio
2010, l’Assemblea annuale della
Sezione ha eletto il Consiglio e
riconfermato Presidente, con
voto unanime, il Cav.Uff. Par.
Tino Feola.
Quest’ultimo nel corso dei
lavori ha, fra l’altro,
accennato al recente viaggio ad
El Alamein di un gruppo di
paracadutisti bresciani svoltosi
nel mese di ottobre 2009.
L’ultimo giorno del soggiorno,
svoltosi nell’affollato
auditorium dell’Hotel, è stato
dedicato alla visione di filmati
(opera del Consigliere Nazionale
Aldo Falciglia)delle
fasi salienti della mitica
Battaglia, che sono stati
dettagliatamente illustrate,
alternando gli aspetti
tecnico-operativi agli atti di
eroismo di singoli “folgorini”,
dagli ex Generali della Brigata
Folgore: Giovanni Giostra e
Salvatore Iacono.
Su richiesta degli organizzatori
l’intervento conclusivo della
manifestazione è stato affidato
al “folgorino” della Sezione
A.N.P. d’I. di Brescia.
Riteniamo utile riportare le più
significative lapidi riprese sia
all’interno che all’esterno del
Sacrario dove sono tumulati
4.634 Caduti dei quali 2.447
noti e 2.187 “ignoti a noi,
noti a Dio”.
"Gino,
Secondo e Mario accanto alle
lapidi commemorative, nel
deserto di El Alamein"
Riteniamo utile riportare le
più significative lapidi
riprese sia all’interno che
all’esterno del Sacrario
dove sono tumulati 4.634
Caduti dei quali 2.447 noti
e 2.187 “ignoti a noi, noti
a Dio”.
...
by Gino
26
ottobre 2009
67
anni dopo: Paracadutisti !
ALMENO
UNA VOLTA NELLA VOSTRA
VITA ANDATE AD EL
ALAMEIN
Il Sacrario sorge su
un'ampia zona desertica
Tutto intorno si estende la
vasta pianura sulla quale si
svolsero le grandi battaglie
di El Alamein. L'opera
muraria ( 50° anniversario
dalla sua fondazione ) sorge
su progetto del Colonnello
Paolo Caccia Dominioni
M.O.V.M. già Ufficiale del
Genio alpino nella 1° guerra
mondiale Comandante del
XXXI battaglione guastatori
“Folgore". Dedicò 12
anni della sua vita
all’ardua Missione di
ricerca dei Caduti fra le
sabbie del deserto egiziano
incurante dei disagi e dei
rischi che la ricerca
comportava. A circa 500
centinaia di metri dal
Sacrario a quota 33 una
lapide ricorda gli
artiglieri del 52° Gruppo
che nel luglio 1942 si sono
sacrificati . Da qui
mossero 355 ricognizioni nel
deserto, oltre 400.000 Km.
Percorsi, per il ricupero
di Caduti. Nel Sacrario
riposano oltre 5.200
italiani. A fianco di
una piccola Moschea sono
sepolti 232 Ascari-Libici
nel cimitero Mussulmano. Mi
sembra utile e doveroso
ribadire un’importante
affermazione pronunciata dal
Presidente della Repubblica
il 25 ottobre 2008 in
occasione del 66°
anniversario della Battaglia
di El Alamein:
“
decine di migliaia di uomini
diedero qui incontestabile
prova. Tutti furono guidati
dal sentimento nazionale e
dall’amor di Patria, per
diverse e non comparabili
che fossero le ragioni
invocate dai Governi che si
contrapponevano si tutti i
fronti nel secondo conflitto
mondiale. Fu una sconfitta
che non avrebbe gettato
alcuna ombra sui valori di
lealtà e di eroismo dei
combattenti italiani o
tedeschi, ma che fu dovuta -
non solo - ad El Alamein,
alla soverchiante
superiorità di uomini e di
mezzi dell’opposto
schieramento, ma alla
storica insostenibilità
delle ragioni delle
motivazioni e degli
obiettivi dell’impresa
bellica nazi-fascista. Tutto
questo è oggi e da un pezzo,
alle nostre spalle: ma non
va dimenticato. Ed è giusto
dire che i veri sconfitti –
anche sulle sabbie di El
Alamein – furono i disegni
di aggressione e di dominio
fondati perfino su dottrine
di aberrante superiorità
razziale. …. "
On. Giorgio
Napolitano
- El Alamein 25 ottobre
2009
“
… Dobbiamo davvero
inchinarci davanti ai resti
della Divisione “Folgore …”
B.B.C. London. Dalla
radiocronaca di un discorso
alla Camera dei Comuni di
Londra del primo Ministro
Winston Churcill
“ … Gli italiani si sono
battuti molto bene ed in
particolare la Divisione “
Folgore “ che ha resistito
al di là di ogni possibile
speranza.
Radio Cairo, 8 novembre 1942
– Heartbrington
“
… La resistenza opposta dai
resti della Divisione
“Folgore" è stata invero
ammirevole.
“ Reuter” ... novembre 1942.
Gli
ultimi superstiti della
"Folgore" sono stati
raccolti esanimi nel
deserto. La "Folgore" è
caduta con le armi in pugno
…
Il colonnello comandante il
187° regg. Paracadutisti
“Folgore “ Luigi Camosso
by Gino
26 settembre 2009
LA NOSTRA STORIA - 3^ parte -
redattore Gino Compagnoni
BBC London … LA FOLGORE E’
CADUTA CON LE ARMI IN PUGNO
Stralcio dalla relazione del
187° Reggimento paracadutisti
“Folgore” sui combattimenti in
Africa settentrionale ( El
Alamein )
""La sera del 2 novembre 1942
verso le ore 21.00 il 187°
Reggimento riceveva l’ordine di
ripiegare …
I carri armati nemici ci
attaccavano da tre lati , verso
le ore 10,30 si presentavano
anche dal quarto lato rendendo
impossibile ogni ulteriore
movimento…Verso le ore 12.00
tutte le munizioni delle armi
pesanti erano esaurite e la
difesa era sostenuta dalle sole
armi leggere che disponevano di
ben pochi colpi. Carri armati
autoblindo, Bren Carriers
continuavano a serrare il
cerchio e, ad intervalli,
aprivano il fuoco sui reparti.
Alle ore 14.00 l'assoluta
impossibilità di reagire, la
posizione senza riparo alcuno,
la mancanza di acqua e di viveri
che aveva prostrato il fisico,
ma non il morale e soprattutto
l'assoluta inutilità di fare
aumentare ancora il già grave
contributo di sangue,
consigliavano lo scrivente ad
ordinare la distruzione di tutte
le armi e ad ordinare di passare
in riga. Quasi alla stessa ora
il II° Battaglione circondato da
carri armati ultimate le
munizioni ... subiva la stessa
sorte. ... Il II° Battaglione
comprendeva in tutto 4 ufficiali
e 40 paracadutisti… il IV° si
disponeva a difesa sul terreno
piatto di quel lato di deserto e
teneva in rispetto il nemico
puntando i pezzi senza far fuoco
per mancanza di proiettili …Non
un drappo bianco è stato alzato,
nessun uomo ha alzato le
braccia. ... Il nemico
evidentemente e palesemente
ammirato verso le ore 10.30
aveva cessato il fuoco, si era
avvicinato ed assisteva alla
riunione dei due battaglioni ..
e dei due Comandanti di
Reggimento 186° e 187 che il
maggiore Zaninovich presentava
al sottoscritto. 32 ufficiali,
272 paracadutisti alcuni dei
quali feriti, erano ancora nei
ranghi, in piedi. ""
II Colonnello Comandante il 187°
Regg.to Paracadutisti
"Folgore"LUIGI CAMOSSO
Da: "I RAGAZZI DELLA FOLGORE"
Alfieri editore Milano - di
Alberto Bechi Luserna pagg. 29
FOTO 01:
Gino
Compagnoni
al sacrario di El Alamein.
FOTO 02:
Particolare del sacrario
custode dei nostri valorosi .
............La “FORTUNA” (
armi, munizioni, viveri …)
era stata affondata nel
Mediterraneo dalla flotta
navale alleata.
I pochi mezzi sfuggiti al
blocco navale, arrivarono (
6 novembre ) quattro 4
giorni dopo..........
by Gino
05 settembre 2009
LA NOSTRA STORIA - 2^ parte -
redattore Gino Compagnoni
Nei primi giorni del
prossimo ottobre, in
occasione del cinquantesimo
anniversario dall’inizio
della costruzione del
Sacrario voluto e realizzato
dal Colonnello Paolo Caccia
Dominioni ( M.O.V.M alla
memoria), un gruppo di
paracadutisti della nostra
Sezione renderà omaggio ai
Caduti italiani nella
Battaglia di El Alamein.
Presenzieranno alla
Cerimonia, provenienti da
tutta Italia, centinaia di
paracadutisti con Labari e
Fiamme; per la Sezione
A.N.P.d’Italia di Brescia
saranno presenti fra gli
altri:
l’Alfiere Secondo Taglietti
con il Labaro della Sezione
e il vice Presidente Mario
Regazzi con la fiamma del
Nucleo di Orzinuovi.
Ricorderanno i bresciani che
la notte del 23 ottobre 1942
erano presenti nel breve
tratto di fronte a quota
105, quando i centri di
fuoco a livello di squadra
del “Raggruppamento Ruspoli”,
furono superati
lateralmente ed accerchiati
da una marea di carri
armati, truppe motorizzate,
autoblindo.
Il
nostro Presidente Onorario
era al fianco della Medaglia
d’oro al valor militare
Ferruccio Brandi il quale,
gravemente ferito, fu da lui
soccorso; Bonizzoli
Bortolo di Lumezzane del IV
Battaglione, con il
commilitone Piossini ferito
ad una gamba dal cingolo di
un bren-carrier, il Cap.
Magg. Severino Stabilini di
Leno, che con la sua
squadra, un attimo dopo la
cessazione del
bombardamento, si trovò gli
inglesi in buca e non riuscì
a sparare un solo colpo;
Pagani Ottorino servente al
pezzo 47/32 al comando del
Sergente Maggior Dario
Pirlone ( M.O.V.M.) che
vide, quest’ultimo colpito a
morte insieme a Giuseppe
Reggiani il quale, privo di
piastrino di riconoscimento,
è tumulato con i 1350soldati “Ignoti a
noi, noti a Dio”
.
FOTO 01:
I due amici d’infanzia
Giuseppe Reggiani e Gino
Compagnoni in Piazza Duomo a
Milano Nel giugno 1940 sono
volontari di guerra in
Albania. (foto 8).
FOTO 02:
Gino Compagnoni in gioventù
da soldato della Folgore.
M.O.V.M.Sergente Maggiore
Dario Pirlone
-185°
Reggimento
artiglieria Folgore-
Comandante di un pezzo
anticarro impegnato da forte
formazione di carri e di
fanteria nemica, riusciva,
dopo strenua lotta ad
infliggere al nemico
sensibili perdite.
Successivamente avendo avuto
immobilizzato il pezzo,
feriti i suoi serventi,
ferito egli stesso
gravemente alle gambe,
incitava i suoi dipendenti a
non perdersi d’animo ed a
continuare a combattere con
le bombe a mano ed i
pugnali. Sopraffatto dal
nemico irrompente, nella sua
postazione, vincendo lo
strazio del suo corpo
martoriato sorreggendosi con
uno sforzo supremo sulle
gambe maciullate scaricava
la pistola sul nemico
gridando: "Voi
non mi avrete vivo. Viva
l’Italia” !
Cadeva da prode.
El Alamein (A.S.) 24 ottobre
1942
Paracadutista
Giuseppe
REGGIANI
alla
Memoria
by Gino
10 agosto 2009
LA NOSTRA STORIA !
redattore Gino Compagnoni
1940 – 1941:
L’incontro col protagonista
di un momento della nostra
storia in Africa
settentrionale che merita di
essere ricordato:
Il 25 ottobre 2008, su
invito del Ministero della
Difesa, con altri quattro
paracadutisti reduci
Battaglia di El Alamein
partecipai alla
Commemorazione dei Caduti
che si svolse presso il
Sacrario di El Alamein
alla
presenza del Presidente
della Repubblica on. Giorgio
Napolitano
Tra i miei compagni di
viaggio c’era il Tenente
Colonnello Giuseppe Aloi
(classe 1912), che è stato
uno dei primi paracadutisti
militari italiani:
apparteneva
al 1° Battaglione
paracadutisti libici,
sin dal
1938 alle dipendenze del
Maresciallo dell’Aria Italo
Balbo.
Mi sono trovato ad essere in
compagnia di un protagonista
di un importante episodio
della storia d’Italia, e
forse non solo, vista
l’importanza dell’evento e
le conseguenze che ha avuto
sulla seconda guerra
mondiale.
In una lunga conversazione
che abbiamo avuto a
Roma prima di partire,
l’ufficiale fra l’altro
ci disse: “…il28 giugno 1940 ero
nel Campo Trincerato di
Tobruc, comandante di un
reparto di antiaerea,
quando
ricevetti l’ordine :
“QUALSIASI AEREO CHE
SORVOLERÀ IL CIELO DI TOBRUC
DOVRA’ ESSERE ABBATTUTO”
Ad un certo punto, vedemmo
apparire un aereo ….aveva
tre motori, e quindi molto
probabilmenteera italiano….e molto
probabilmente su quell’aereo
c’era Italo Balbo, ma non
potevo – ovviamente –
trasgredire ad un ordine e
obbedii … “”””
Riporto alcuni stralci da
alcuni libri che hanno
affrontato l’argomento:
Stralcio da: OLTRE TORRENTE
– Italo
Balbo - pagg. 173 – 174
Ed. Feltrinelli – Collananarratori
“””
… Mussolini trascinò
l’Italia in guerra, Balbo
annunciò ai quattro venti
che era fermamente
contrario, così, per
allontanarlo venne
trasferito in Libia a fare
il Governatore della quarta
sponda, come la chiamava il
regime…. Nel giugno 1940,
Balbo annuncia al segretario
personale che intende andare
a Romaa
scatenare uno scandalo.
L’indomani, mentre sta per
atterrare a Tobruk al
comando del suo aereo, la
contra aerea italiana lo
centra in pieno e questo
dopo un’incursione inglese
durante la quale non era
stata sparata una sola
cannonata …. Balbo pilotava
un Savoia Marchetti, il
cosidettoSparviero unbombardiere a tre
motori, mentre tutti i
velivoli alleati ne avevano
due o quattro, mai tre …
….L’indomani
della sua morte un aereo
inglese lanciò dei volantini
su Tobrukche esprimevano il
rammarico del Comandante
delle forze alleate per la
fine di un “ valoroso “ che
il fato aveva voluto dalla
parte avversa….
Stralcio da: L’ARMATA NEL
DESERTO
– Il segreto di El Alamein (
Pagg. 12-13-14- )
ARRIGO PETACCO –Ed. ArnoldoMondadori SpA.
””””
la misteriosamortediItalo Balbo diede
luogo a ad una tempesta divoci che neppure la
rigida censura fascista era
riuscita a frenare…
…Il Maresciallo dell’aria
Italo Balbo era
indubbiamente il più
dinamico dei nostri
Comandanti e, forse l’unico
in grado di trasferire nel
deserto
la Blitzkrieg
esperimentata con successo
in Europa dalla Werhrmacht
…. fin dal primo giorno di
guerra egli andava perorando
il permesso di sviluppare
un’azione offensiva in
direzione dell’Egitto.
Quell’ ordine, richiesto con
insistenza da Balbo, giunse
a Tripoli la mattina del 28giugno1940esattamente diciotto
giorni dopo l’inizio del
conflitto.
Il dispaccio del Maresciallo
Badoglio dopo aver
sottolineato che la recente
resa della Francia aveva
disinnescato ogni minaccia
che poteva pervenire dalla
Tunisia, così proseguiva ….
…di conseguenza tu non hai
che da fare fronte ad est.
Concentra tutti i tuoi mezzi
ad est verso l’Egitto e fai
di tutto per essere pronto
il 15 luglio
Ma
quando l’ordine giunse a
destinazione Italo Balbo non
c’era più. Era mortomezz’ora prima
abbattuto con il suo aereo
mentre rientrava da Tobrukdopo una
perlustrazione in territorio
nemico….
La morte di Balbo fu un
colpo durissimo e forse
fatale per la prosecuzione
delle operazioni militari in
Africa settentrionale, le
forze italiane avrebbero
probabilmente raggiunto Suez
in poche settimanecon le conseguenze
che si possono immaginare …
…Mussolini trascinò l’Italia
in guerra e, Balbo annunciò
ai quattro venti che era
fermamente contrario, così,
per allontanarlo venne
trasferito in Libia a fare
il Governare della quarta
sponda, come la chiamava il
regime….
Nel giugno del ’40, Balbo
annuncia al segretario
personale che intende andare
a Roma a scatenare uno
scandalo. L’indomani. Mentre
sta per atterrare a Tobruk
al comando del suo aereo, la
contraerea italiana lo
centra in pieno e questo,
dopo un’incursione inglese
durante la quale non era
stata sparata una sola
cannonata …
Balbo pilotava un Savoia
Marchetti 79, il cosi detto
“ Sparviero” un bombardiere
a tre motori, mentre tutti i
velivoli alleati ne avevano
due o quattro, mai tre.
….l’addestramento degli
artiglieri antiaerei
consiste in massima parte
nel riconoscere i velivoli a
distanza, e lo “Sparviero”
era inconfondibile e, per di
più stava volando a bassa
quota apprestandosi ad
atterrare. …. L’indomani
della sua morte un aereo
inglese lanciò dei volantini
su
Tobruk che esprimevano il
rammarico del Comandante
delle forze alleateper la fine di un
“valoroso” che il fato aveva
voluto nella parte avversa
….
Mussolini rimpiangerà la
scomparsa di Italo Balbo con
queste parole::
“Sono perfettamente convinto
che se Balbo fosse rimasto
al comando delle truppe
operanti in Libia noi non
avremmo avuto l’Insuccesso
che abbiamo dovuto
deplorare. Comunque non
sarebbe rimasto a
quattrocento chilometri
dalla linea del fuoco come
qualcuno di nostra
conoscenza … .”Quel qualcuno era
Rodolfo Graziani
…. “””””
by Gino
Come promesso, ecco una breve
biografia del Paracadutista TAGLIETTI Secondo.....
BIOGRAFIA:
Par. TAGLIETTI Secondo
l’ultradecennale Alfiere A.N.Pd’I della Sezione di Brescia, è
ben noto ai paracadutisti della
Provincia. Meno conosciuta è la
Divisione Paracadutisti “Nembo”
della quale egli ha fatto parte
– in zona operazioni – dal
maggio 1943 all’atto del Congedo
novembre 1945.
Chiamato alle armi il 12 settembre 1943 nel 71° Reggimento
Fanteria, dopo poco più di un
mese partecipa quale volontario
alla Scuola di Viterbo ed è
qualificato paracadutista.
Nel maggio 1943, il 183° Reggimento della ” Divisione “Nembo”
è inviato in Sardegna per
difendere l’Isola da possibili
sbarchi degli alleati.
Il 18 maggio 1944: con il 183° Reggimento, Taglietti sbarca a
Napoli e fa parte del “Gruppo di
combattimento “Folgore”
Il reparto è assegnato al Corpo Italiano di Liberazione
Nazionale che combattè
valorosamente a fianco delle
Truppe Alleate contro i
Tedeschi: a Tossignano a
Grinziano, ad Abbadia di Fiastra.
(E’
quanto mai doveroso ed opportuno
ricordare che la nostra Sezione
è dedicata a Franco Bagna:
Medaglia d’oro alla Memoria, il
quale, inquadrato nella
“centuria Nembo “, la notte
del 25 aprile si lanciò alle
spalle delle Forze Armate
tedesche nella zona di
Poggiorusco …”
(Nel sito internet della n s.
Sezione, leggi la motivazione
della M.O.V.M e, se vuoi saperne
di più, vai alle pagine 5 e 13
dell’ultimo n° di FOLGORE.)
Nel corso degli aspri combattimenti per la conquista di
Filottrano, Taglietti è stato
ferito ( in quella Battaglia
i Caduti furono 362, i feriti
629, e le ricompense al Valor
Militare 636).
Subito dopo la convalescenza è ritornato in prima linea sino
alla fine della guerra contro la
Germania.
Gli è stata assegnata la Croce di Guerra al Merito.
Fra le sue memorie, conserva il Diploma d’Onore rilasciato
dal Generale del “Gruppo di
combattimento “Folgore” ai suoi
paracadutisti ed il
certificato di
Merito: “in
riconoscimentoalla sua appartenenza
al gruppo di combattimento
FOLGORE durante la guerra contro
la Germania”, firmato dal
comandante delle Forze Alleate
H.R. Alexander.
Ecco i documenti che
rappresentano la testimonianza
della sua partecipazione alla
guerra di liberazione.
croce e
nastrino al Merito di Guerra
by Gino ed il
Webmaster.
FOTO
VARIE
19
luglio
2009
Lanci
Novi
Ligure
Compleanno
di Gino (quota
88)
Lancio
trigenerazionale
di Gino
Lancio
trigenerazionale
di Gino
Lancio
trigenerazionale
di Gino
Visita
presso
la
palestra
(6°
corso)
AUGURI GINO ! UN COMPLEANNO, UN
LANCIO, UN RICORDO!
UN GIORNO, DAVVERO SPECIALE.
Il compleanno che ABBIAMO festeggiato,
è quello del nostro Presidente
onorario, il folgorino Par.
Luigi Compagnoni nato il 26
maggio 1921 e a cui abbiamo
riservato una gradita sorpresa......
Il lancio, che definirlo
speciale è quasi riduttivo, è
quello che lo stesso Luigi
Compagnoni effettuerà domenica 7
giugno (in mattinata)
sull’aeroporto di Migliaro a
Cremona.
A renderlo ulteriormente
memorabile, è il fatto che lo
effettuerà insieme a suo figlio
ed al nipote: quindi, il lancio
di tre generazioni, la prima
delle quali rappresentata da un
paracadutista combattente di El
Alamein.
Si lancerà con loro anche il
nostro Presidente Tino Feola.
Ci è stato inoltre chiesto
dall’ottantottenne folgorino, di
menzionare ricordando i
paracadutisti bresciani che
furono con lui ad El Alamein ma
non citati nelle sue sintetiche
memorie che il nostro sito vi
mette a disposizione alla
sezione “Presidenza” (leggetele,
se non lo avete ancora fatto).
Riportiamo volentieri tale
ricordo così come a noi
pervenuto da Luigi Compagnoni
quando lo abbiamo incontrato, in
occasione dei lanci organizzati
recentemente dalla nostra
Sezione sul Campo di Marte.
“Nel breve tratto di fronte
(quota 105 – Raggruppamento
Ruspoli) oltre a me e ad altri
dei quali non ricordo i nomi,
erano presenti i bresciani:
Reggiani Peppino, Stabilini
Severino, Lussignoli Bortolo,
Piossini…….., Bolognesi……..,
Geroldi………”
Il nostro FOLGORE !!! è oggi
dedicato al nostro Presidente
Onorario GINO e a tutti i
paracadutisti bresciani che come
lui combatterono l’epica
battaglia.
ANCORA AUGURI DA PARTE DI TUTTI
!!
ci sono anche le foto nella
sezione FOTOGRAFIE
by Daniele Nizzola ed il
Webmaster.
COMPAGNONI LUIGI - Brescia 26 maggio 1921
(PRESIDENTE
ONORARIO)
"GINO:
LE MIE
MEMORIE
DAL
FRONTE"
Gennaio
1940
- 7°
Fanteria
Divisione
“ Cuneo”
di
Milano
con
mansioni
di
“allievo
musicante”
presso
la Banda
del
Presidio,
frequentante
il 5°
anno al
Conservatorio
G.Verdi
10
giugno
1940
- Il
Governo
italiano
dichiara
guerra a
Francia
e
Inghilterra.
Decide
di
seguire
un
gruppo
di
bresciani
(reduci
quali
volontari
delle
guerre
in
Abissinia
e
Spagna)
che
attende
di
partire
per
l’Albania.
28
ottobre
1940 - Con il III Battaglione Mitraglieri di Corpo
d’armata
è in
prima
linea
ininterrottamente
in
Albania.
21
aprile
1941.
– Alla
fine
delle
ostilità
la sua
compagniaè
decimata,
Sono
rimasti
17
uomini,
un Serg.
Magg.,
nessun
ufficiale.
Partecipa all’occupazione della Grecia fino al dicembre
1941.
Gennaio
1942
- E’
rimpatriato
a Milano
con la
mansione
di
istruttore
delle
reclute
della
classe
1922
presso
il 7°
Fanteria
Incontra il suo amico d’infanzia - Reggiani Giuseppe -
appena
arrivato
dalla
Grecia
e
diretto
al
centro
di
addestramento
paracadutisti
Tarquinia.
Abbraccia
l’amico
di
sempre e
dice “…
vengo
anch’io
! ”.
(il suo
amico
cadrà
ad El
Alamein
a fianco
del
Serg.
Magg -
M.O.V.M.
alla
memoria
- Dario
Pirlone)
Marzo
1942
- Al
termine
dell’addestramento
di
paracadutista,
è
assegnato
al II
Battaglione
VI
Compagnia
I
Plotone,
con il
Tenente
Ferruccio
Brandi.
Assume
il
comando
della II
squadra.
Il 23
ottobre
partecipa
alla
battaglia
di El
Alamein:,
nei suoi
appunti
scrive:
””……
verso
mezzanotte
allungano
il tiro;
hanno
lanciato
i
fumogeni,
davanti
a noi
non si
vede
nulla,
sentiamo
solo lo
sferragliare
dei loro
mezzi
corazzati
che
salgono
dal
varco
del
ciglione…..assistiamo
sbalorditi
e
storditi
al
deflusso
dei bren-carrier,
autoblindo
carri
armati,
truppe a
piedi e
motorizzate
che ci
sorpassano
ed
avanzano
indisturbati
verso la
nostra
prima
linea….dopo
pochi
minuti
alle
nostre
spalle
una
autoblindo
si
avvicina
a noi
sparando,
è
seguita
da una
ventina
di
soldati
......
Giunta a pochi metri dalla nostra postazione il
Tenente
urla “
all’assalto,
fuori
tutti !
“
lanciamo
bombe a
mano, il
Tenente
lancia
una
molotov
che
incendia
l’autoblindo.
SI
ritirano
velocemente.
Un carro
armato
(uno
Sherman
?) si
ferma a
circa
trenta
metri da
noi.
Spara a
brevi
intervalli
a poco
più di
un
metro
sopra le
nostre
teste,
proiettili
traccianti…..
vedo
vampe e
poi
sento
vicinissimi
gli
scoppi
dei loro
mortai
dove ci
sono i
fucilieri
del IV°
Battaglione
…..accorciano
il tiro
e
sparano
su di
noi ….
Due
bren-carrier
avanzano,
gli
equipaggi
lanciano
bombe a
mano
passano
sopra le
nostre
buche,
sento
urlare
Piossini
del 4°
battaglione
(un
bresciano,
abita in
......NDR):
è
colpito
ad una
gamba da
un
cingolo,
il serg.
magg. Bodriti
ha il
viso
insanguinato,
Maiolatesi
del IV
Battaglione
è ferito
ad una
mano –
gli
verrà
amputata.
Il grosso carro armato arretra sparando raffiche.....
il
Tenente
Brandi
mi cade
fra le
braccia,
un
proiettile
gli ha
asportato
metà del
viso. Il
pacchetto
di
medicazione
non è
sufficiente,
mi tolgo
la
pancera
e riesco
a
fermare
il
sangue.
Gesticola,
vuol
sapere
l’ora.
Rispondo:
“sono
le
quattro.
…
ritornano!
cosa
faccio…..
?” Con
la mezza
bocca
che gli
rimane
mi
risponde
borbottando:
“
resistiii
, res.
rrr …”.
Il Tenente mi fissa, tenta di parlare, il sangue si
è
fermato,
gli
sollevo
la testa
respira
affannosamente
per
pochi
secondi
e rimane
immobile…..
“””””
Compagnoni
sarà
preso
prigioniero
di
guerra e
deportato
prima in
Egitto,poi
in
Palestina
e in
India.
Sarà
rimpatriato
nel
gennaio
1946.
Nel
2007,
dopo
sessantasei
anni,
inizia
un
carteggio
tra
Luigi
Compagnoni
e il
Tenente
Brandi,
sopravvissuto
alla
battaglia,
divenuto
Generale
della
Brigata
Folgore
e
decorato
M.O.V.M.
Bolzano
29
novembre
2007 il
Gen.
Brandi
scrive:
“”” Caro
Compagnoni,
ho
recentemente
avuto
sue
buone
notizie
dal
Presidente
dell’A.N.P.d’I
di
Brescia.
….. La
ricordo
benissimo
quale
valoroso
paracadutista,
della 6*
Compagnia,
autorevole
comandante
di
squadra
mitraglieri….
.. Sia
pure con
65 anni
di
ritardo
debbo
esprimerle
tutta la
mia
gratitudine
per
avermi
soccorso
allorchè
fui
ferito.
…….
Tanti
affettuosi
saluti ,
caro
Compagnoni,
con
profonda
stima ed
amicizia.
Brandi.
“””
Compagnoni
invia al
Generale
la bozza
delle
sue
memorie
e il
Generale
risponde:
Bolzano
14
dicembre
2008
“””
Caro
Compagnoni,
…. Ho
letto
con
interesse
ed
emozione
la
“memoria”
che ha
voluto
inviarmi
….. è un
documento
chiaro
ed
efficace
…..
ancora
grazie e
tanti
auguri
di
Natale
……….
L’abbraccio
con
memore
pensiero
e
riconoscenza
. Aff.mo
Brandi
Par.
COMPAGNONI Gino
Par.
LIFONTI Aldo
A.N.P.d.I. - Associazione Nazionale Paracadutisti d' Italia- Sez. di Brescia via delle Grazie 37 - 25122 Brescia - Tel. 030/3758690